Il campanilismo di vicinato come arma per l’efficienza energetica

Lampadina a risparmio energeticoQuando la gara stimola a far bene: potrebbe essere questo lo slogan di una curiosa idea portata avanti negli Stati Uniti in tema di efficienza energetica. In sostanza alcune cittadine americane hanno istituito una competizione a premi fra i singoli vicinati.

Ebbene sembrerebbe che se le persone devono confrontarsi con i propri vicini di casa riescono effettivamente a ridurre il proprio consumo energetico, portandolo (in alcuni casi) a valori accettabili. Fare una bella figura con gli altri sarebbe un motivo sufficiente per fare accettare alla gente dei piccoli sacrifici o accorgimenti a favore dell’ambiente.

Quali questi sacrifici? Si parte dalla scelta per le lampadine a basso consumo, allo spegnimento della tv e della macchina del caffè evitando lo stand-by, all’utilizzo della lavastoviglie e della lavatrice solo a pieno carico. La psicologia, sottolineano i responsabili dell’iniziativa, assume una parte importante del gioco: tenere il passo con il vicino sarebbe quindi motivo sufficiente per ottenere una riduzione del consumo energetico.

Mi rimangono però alcuni dubbi circa l’efficacia del meccanismo. Dall’analisi emerge come i risultati non siano poi così importanti: le riduzioni energetiche hanno infatti una media di appena il 2%. Come dire che se il campanilismo da quartiere può trasformarsi da fattore limitante ad elemento di crescita la strada da fare è senza dubbio ancora lunga.

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Scontro Governo-Regioni anche sul petrolio: trivelle in azione in Abruzzo

Dopo quello per i siti nucleari, ora arriva anche lo scontro Governo-Regioni per lo sfruttamento degli idrocarburi

Sembra proprio che i conflitti di competenza tra Stato e Regioni in fatto di energia non debbano terminare mai: dopo la decisione presa dal Governo di impugnare di fronte la Corte Costituzionale le leggi anti-nucleare di Puglia, Campania e Basilicata, ora arriva quella di impugnare anche la legge regionale abruzzese che bloccava le attività del Centro Oli di Ortona. Non è, tra l’altro, la prima volta che accade perché la stessa legge era già stata impugnata in precedenza esattamente un anno fa.

In pratica il Governatore abruzzese Giovanni Chiodi non ha fatto altro che bloccare fino al 31 dicembre 2010 tutte le attività di ricerca ed estrazione di petrolio e gas naturale nei parchi e nelle aree protette, cioè buona parte di quelle che contengono i pozzi e i giacimenti di gas e petrolio.

Il Governo, da parte sua, come aveva impugnato la legge che bloccava le estrazioni fino al 31 dicembre 2009, ha impugnato anche questa proroga di un anno. Riproponendo anche la stessa tesi, cioè quella che le attività industriali relative al settore idrocarburi sono da inquadrare nel settore della produzione di fonti di energia, che è materia regolata dal diritto comunitario e statale, non regionale.

Ma, nel caso abruzzese, non è così semplice: come saggiamente fa notare il blog “No Abruzzo petrolifero” la legge regionale impugnata dal Governo vieta:

qualsiasi ricerca o estrazione di idrocarburi nelle «aree protette naturali e marine», nelle «aree sottoposte ai vincoli dei beni ambientali o ricadenti nel Piano paesaggistico», nei «Siti di interesse comunitario (Sic)» e «nelle Zone di protezione speciale (Zps) e negli altri siti di interesse naturalistico», nelle aree che rientrano «nelle categorie di pericolosità elevata e molto elevata e nelle classi di rischio elevato e molto elevato del Piano regionale per l’assetto idrogeologico»; nelle «aree sismiche classificate come “zona 1” e “ zona 2” individuate dalla Regione, nelle «aree agricole destinate alle coltivazioni ed alle produzioni vitivinicole, olivicole, frutticole di pregio, docg, doc, igt, dop»

Da una parte, quindi, si da giustamente alle Regioni il compito di tutelare e gestire il territorio promuovendolo anche tramite marchi di qualità per le produzioni agricole, dall’altra, però, tali compiti dovrebbero essere sopraffatti e superati da una presunta esigenza superiore, un interesse nazionale, cioè quella dell’estrazione dei prodotti energetici. Non parliamo, quindi, di un conflitto da poco visto che si ripete puntualmente sia per gli idrocarburi che per la scelta dei futuri siti nucleari. Ad arricchire e a complicare ancora di più la questione c’è il fatto che la legge riconosce alle Regioni ricche royalties per l’estrazione degli idrocarburi, inserendole di fatto tra gli enti pubblici che hanno un ruolo nella faccenda anche se con il recente “Ddl Sviluppo” dello scorso anno il Governo ha fatto chiaramente intendere che vuole ridimensionare fortemente tale ruolo.

Via | No Abruzzo petrolifero
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Greener gadget competion a New York

TurbineLight, luci stradali autoalimentate da minieolico

Ai più potrà sembrare la solita “americanata” eppure la Greener gadget competition che declamerà il vincitore il 25 febbraio prossimo a New York, non è una sciocchezza ma un momento di confronto tra designer innamorati dell’ambiente e dello sviluppo sostenibile. Non tragga, dunque, in inganno il richiamo ai gadget, perché in realtà ci si riferisce a soluzioni quotidiane che possono fare davvero la differenza se adottate su larga scala.

Ad esempio, uno dei progetti più votati è l’AUG, un sistema di tracciabilità della filiera agroalimentare che grazie a SMS, inviati all’utente che ne fa richiesta, fornisce la carta di identità di ogni prodotto. Il vantaggio? Conoscere realmente i prodotti a Km zero, l’identità del produttore, lo storico del prezzo di mercato. Al secondo posto, per ora e in base alle preferenze, si trova Automan500, un delizioso tavolino da salotto ricavato da un copertone; al terzo posto, invece, il Biocharger180 che consente, nel ricaricare i diversi device, di non sprecare energia inutilmente.

Tra i più curiosi, sicuramente Rocco, il cavalluccio a dondolo che immagazzina l’energia cinetica dei bambini… Comunque, per votare il progetto preferito, basta scorrere l’elenco e cliccare sull’icona “Vote”. Il mio preferito è TurbineLight, al momento all’ultimo posto e propone luci stradali autoalimentate da minieolico sollecitato dalle correnti che si creano al passaggio delle automobili (la foto è in alto).

Greener gadget competition
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Eco guerrieri in busta

I giapponesi ne inventano sempre una. Una delle ultime trovate, che è possibile utilizzare anche a carnevale a seguito di alcune semplici accortezze – prevedere buchi per l’aria, ad esempio.. – può essere costituita dalla eco warrior bag. Una busta in cotone ecologico al 100% utile per fare la spesa ma anche, all’accorenza, maschera inquietante per indurre l’ignaro ed ecologicamente poco attento passante a raccogliere la cicca di sigaretta appena gettata a terra oppure, se colto in fallo mentre non differenzia i propri rifiuti, invitarlo ad un atteggiamento più responsabile…

Pensato per essere capovolto e messo in testa, il simpatico shopper diventa, inoltre, anche il segno distintivo di un attivismo ecologico tout court secondo le opinion i degli stessi realizzatori, i designer di Kawamura Hideo Activity di Rezon…

Foto | elitechoice


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In gita sull’albero di Ecodazoo

Ecodazoo, realizzato da un giovane web designer giapponese già vincitore di numerosi premi, è una delle modalità più divertenti, in rete, per insegnare ad amare l’ecologia ai bambini. Interattivo, in 3D, con la possibilità di cambiare prospettiva in ogni momento, il sito è popolato da personaggi che sembrano usciti dalla matita di Hayao Miyazaki, il pluripremiato autore, regista e scenaggiatore- fra gli altri – de “La città incantata”.

Appesi ad un albero, tra il gorgheggio degli uccellini e lo sciabordio dell’acqua, i 5 “padroni” di casa – una capretta, un canguro, un baco da seta, una rana pescatrice e Mr. Kappa Field, tenero omaggio alla cultura giapponese che rappresenta uno yokai, uno spirito dei corsi d’acqua – ci aspettano per spiegarci il loro mondo attraverso semplici e suggestivi libri pop-up. Sarà divertente seguirli fino alla cima del loro albero e guardare una pietra blu che raffigura le stelle, il sole, la luna leggendo i semplici testi in inglese. Un inno alla semplicità e all’infanzia.

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Il Carnevale brasiliano di Bahia sarà ecologico

carnevale bahia ecologico

Tra pochi giorni, l’11 febbraio, a Salvador de Bahia avranno inizio i festeggiamenti per il Carnevale brasiliano 2010, quest’anno un po’ più attento all’ecologia.

La Petrobas, azienda brasiliana che si occupa dell’alimentazione dei carri, ha annunciato che i generatori elettrici ed i camion che ospitano gli amplificatori, saranno alimentati con biodiesel. Secondo l’azienda, ciò comporterà una riduzione delle emissioni tra le 10 e le 15 tonnellate.

A contribuire all’impatto minore del Carnevale 2010 di Bahia, ci pensa anche l’amministrazione comunale, che ha annunciato che tutti i costumi e le maschere di Carnevale saranno ecologici e realizzati con materiali riciclabili, così come lo saranno i milioni di bicchieri di carta utilizzati nei giorni di festa. Speriamo che qualcuno si occupi anche della raccolta differenziata e di smaltire i rifiuti della festa dei costumi, dei carri e delle luci; noi intanto, apprezziamo l’esempio di Bahia.

Via | greenme
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ClimateGate, Phil Jones pensa al suicidio mentre ExxonMobil finanzia gli scettici del clima?

Global warming finanziato dai petrolieri?

Ricordate il Climategate che scandalizzò l’opinione pubblica americana (quella italiana manco sa di cosa si stia parlando) a proposito delle mail che sembrava smentissero il riscaldamento globale? Ebbene, Phil Jones, lo scienziato al centro della vicenda, ha dichiarato al Times di avere più volte pensato al suicidio poiché la campagna denigratoria che ne è seguita lo ha profondamente ferito.

In sintesi la vicenda era questa: un centinaio di mail conservate sul server della University of East Anglia (UEA) furono divulgate, dopo un attacco hacker, una settimana prima del vertice di Copenhagen. Le mail erano il frutto del confronto tra diversi scienziati a proposito del riscaldamento globale e, dei cambiamenti climatici e alcuni mettevano seriamente in discussione che i dati, che fin li avevano confortato il cambiamento in atto fossero corretti. In dubbio, però, era messa anche la buona fede degli stessi scienziati accusati di manipolare a piacimento i risultati che attestavano il global warming.

Ma http://www.independent.co.uk/environment/climate-change/thinktanks-take-oil-money-and-use-it-to-fund-climate-deniers-1891747.html scrive:

Alcune associazioni che si occupano di cambiamenti climatici, come Atlas Economic Research Foundation negli Stati Uniti o International Policy Network in Uk hanno ricevuto da ExxonMobil centinaia di migliaia di sterline e entrambe le associazioni hanno sempre promosso seminari contro i cambiamenti climaitci.

Ma Richard North, uno scettico del cambiamento climatico e blogger, ha respinto le accuse di un complotto, come ‘ridicole’ e ha negato di avere un legame con i presunti interessi della Exxon e ha detto:

Chiunque mi conosce sa che sono un solitario. Nessuno mi dice cosa fare. Ho le stesse preoccupazioni delle persone di tutto il mondo su come approvvigionarsi di energia e ridurre gli effetti dei gas serra.

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Audi A3 TDI: la nuova era ecologica è alle porte

L’Audi A3 TDI è stata eletta Green Car of The Year e per ora, secondo i nostri cugini di Autoblog, risulta la migliore tra tutte le vetture della categoria Luxury vendute in America, e la più ecologica grazie al suo motore di ultima generazione con valori di consumo ed emissioni molto ridotti.

Con questa pubblicità l’auto si annuncia come portatrice dei valori di una nuova era, dove la tutela dell’ambiente è legge. Bastasse un’auto ecologica! Che ne dite, vi piacerebbe essere multati per non aver gettato carta e plastica nell’apposito contenitore della raccolta differenziata?


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Puglia: tutti i dubbi sugli impianti a biomassa

La centrale a biomassa da 1 Mw di Surano non si far�  pi�¹

Grande festa a Surano, piccolo paese in provincia di Lecce, per la notizia del ritiro del progetto di costruzione di un impianto a biomassa. E’ stata la stessa azienda proponente, la Enigma Srl, ad affermare durante un incontro con la cittadinanza che la centrale a biomassa da 1 Mw non si farà. La popolazione, che si era opposta fortemente al progetto, tira un sospiro di sollievo: ufficialmente l’impianto sarebbe dovuto nascere per incenerire le abbondanti potature di ulivo ma, in realtà, il timore di tutti era che nell’inceneritore ci finissero anche i rifiuti solidi urbani e industriali.

Effettivamente, a norma di legge, anche la “parte non biodegradabile” di tali rifiuti è considerata biomassa. A prescindere dalla valutazione ambientale su questo tipo di impianti, che dividono anche il mondo scientifico a causa della gran quantità di tecnologie diverse a disposizione per costruire un inceneritore, nessuno vorrebbe un inceneritore di rifiuti urbani dietro casa. Per questo l’attenzione è alta e tutti si chiedono come mai nel solo tacco d’Italia, oltre al progetto di Surano, ci sono anche quelli di Maledugno, Lecce, Casarano, Martignano, Supersano, Alliste, Presicce, Sannicola e molti altri tutti in un fazzoletto di terra che ospita già il famigerato inceneritore di Maglie.

Gli ulivi, certamente, da quelle parti non mancano. Ma una decina di richieste per impianti a biomassa in una sola provincia effettivamente insospettirebbero chiunque. Ci sono, poi richieste per impianti anche in province pugliesi come a Foggia, ma in quel caso non si tratta di incenerire gli scarti agricoli ma di farli fermentare per produrre biogas. Le possibilità per una regione fortemente agricola come la Puglia, quindi, sono innumerevoli ma non sono tutte uguali e, soprattutto, non sono tutte egualmente apprezzate dalla popolazione di una regione che è già tra le prime in Italia per impianti fotovoltaici ed eolici.

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Nuovo rapporto incentivi sulle energie rinnovabili (Scienze-Blog.it)

È stata pubblicata nei giorni scorsi la relazione sullo stato del mercato dell’energia elettrica e del gas naturale approfondendo, anche, quello che è lo stato di impiego ed integrazione degli impianti alimentati da fonti alternative. L’Autorità per l’energia elettrica e il… Tags: energia

Fonte : Scienze-Blog.it (abbonati)

Tag : Energia